BTX Cafè 4: “Io rompo” – Il beauty talk che trasforma la violenza di genere in consapevolezza e azione

Giovedì 27 novembre, negli spazi creativi delle IndustrieFluviali di Roma, BTX Cafè — il beauty talk del BTX Bar — ha portato in scena un episodio speciale e necessario: “Io rompo – Voci libere contro la violenza di genere”.
Un appuntamento che ha trasformato la conversazione sulla violenza sulle donne in un confronto autentico, plurale e coraggioso; unendo arte, empowerment e cultura come fronte comune per generare consapevolezza e cambiamento sociale.

Qui il video integrale della quarta puntata:

Arti, cultura ed empowerment: quando la bellezza diventa strumento di cambiamento

Il BTX Cafè conferma la sua missione: usare temi cari alla medicina estetica — cura di sé, identità, corpo — come porta d’ingresso per parlare di attualità, vita reale, società e sicurezza delle donne.

In partnership con DonnexStrada, associazione impegnata sul fronte della prevenzione, della tutela e del supporto di chi è vittima di violenza, il talk ha affrontato la violenza di genere da prospettive diverse. In scena artiste, professioniste, attiviste, performer ed educatrici, che ogni giorno operano sul campo per rompere pregiudizi e stereotipi e proporre buone pratiche per contrastare la violenza di genere.

Un parterre di donne protagoniste del cambiamento

Moderato come di consueto dalla giornalista Laura Bastianetto, il BTX Cafè 4 ha creato un clima di ascolto, confronto e profondità, dando spazio alle storie e alle visioni delle ospiti, emozionando e coinvolgendo attivamente il pubblico presente all’incontro gratuito.
Il risultato? Un racconto corale e dal respiro internazionale sul tema dell’identità, del ruolo e dei diritti del genere femminile che ha unito testimonianze, analisi dei dati, arti, medicina, diritti e cultura.

Le interviste di BTX Bar alle protagoniste della quarta puntata del BTX Cafè

Isabel Achaval – Giornalista e regista di Las Leonas

Con il suo documentario sulle donne migranti in Italia, Achaval ha portato all’attenzione la dimensione della dignità conquistata attraverso lo sport, la competizione sana e lo spirito di comunità.

Oggetto della discussione è stata anche l’altra sua docu-serie “Chi vuole parlare d’amore?” in cui due madri e registe – completamente all’oscuro della vita sentimentale e sessuale dei loro figli – hanno intervistato decine di adolescenti romani in un viaggio di scoperta tra generazioni, da sempre statutariamente non comunicanti.

«Tra i ragazzi abbiamo trovato il caos. Con un click hanno accesso a troppe informazioni, senza la padronanza di gestirle. L’impressione che abbiamo avuto – da adulti – è che i ragazzi abbiano paura dei sentimenti veri, dell’impegno, dell’amore. Anche gli amori tossici, lo stalkeraggio digitale, la dipendenza dalla pornografia vengono spesso pericolosamente normalizzati»

Irene De Cristofaro – Avvocata e legal advisor di DonnexStrada

L’avvocata e attivista di DonnexStarda ha riportato l’attenzione sulla distanza tra norme, statistica e vita reale, spiegando quanto sia urgente colmare il gender gap e rendere la sicurezza urbana e il supporto legale accessibili, rapidi e inclusivi per tutte e tutti.

«Parlando di dati, la violenza di genere può essere rappresentata come una specie di iceberg, la cui parte preponderante è proprio data da tutto ciò che è sommerso. Tutto quello che tu non puoi ancora registrare, che tu non puoi conoscere, che le persone non ti vogliono far conoscere, o non pensano di essere ancora in diritto o in dovere di farti conoscere. La totalità di questo iceberg è parte integrante della violenza di genere».

Lucero Velez Arrieta – Ballerina, attrice, imprenditrice culturale

Lucero Velez Arrieta ha raccontato il suo percorso di “donna empoderada” (emancipata) dal Messico all’Italia che, attraverso la danza e la recitazione, ha trovato il coraggio e la forza per conquistare finalmente la sua voce.

«Per me quel mondo – insieme alla famiglia a cui appartenevo – non era mio. Non potevo leggere libri, giocare a calcio, cantare, ballare o indossare una gonna più corta. Io invece volevo seguire il mio istinto e diventare qualcuno. Ma soprattutto volevo sentirmi amata. Fu per questo che decisi di venire in Italia.
Volevo un microfono. E me lo sono preso».

Letizia Nacci – Ballroom member

Attraverso la sua testimonianza ci ha portato nel mondo underground della ballroom culture, nata negli anni ’70 a New York, come spazio sicuro e di supporto – specialmente per gli afroamericani e i latini LGBTQ+ – offrendo un’alternativa alle famiglie biologiche che tendevano a rifiutarli.

L’intervento di Letizia conferma come anche una donna bianca e cisgender nel 2025 può avere la necessità di vivere la ballroom come spazio protetto di espressione e autodeterminazione.
Da danzatrice e futura psicoterapeuta, Letizia racconta:

«Il fatto di essere una donna con un corpo, semplicemente, porta di per se stesso dei connotati negativi. Il corpo femminile viene ancora troppo spesso oggettificato, stigmatizzato. La ballroom mi ha dato il potere di decidere io come far percepire il mio corpo e quindi la mia identità sessuale alle persone. Ed essere acclamata per questo e non impaurita o in colpa è una grandissima forma di terapia».

Valeria Perdonò – Attrice, autrice, co-founder di AMLETA

L’attrice ed attivista del collettivo Amleta – nato per denunciare abusi e violenze nel mondo dello spettacolo a discapito delle artiste donne – ha portato la prospettiva del mondo dello spettacolo, dove stereotipi, ruoli imposti e le discriminazioni sono ancora radicati. E condizionano l’immaginario collettivo.

Per cambiare la cultura è necessario cambiare le storie che raccontiamo.
«Vedere è potere. È importante domandarsi se i nostri desideri siano veramente liberi oppure se le narrazioni e le rappresentazioni non ci ingabbino in un’idea di noi che non è reale e non ci appartiene, andando a compromettere la nostra capacità di generare desiderio e di conseguenza di trasformare la realtà».

Giulietta Stirati – Professoressa di lettere al liceo Amaldi di Roma

In un momento in cui è acceso il dibattito sull’educazione sessuo-affettiva dei giovani, la Professoressa ha riportato il focus sulla scuola come primo presidio culturale. Si può fare “educazione sentimentale” anche nel liceo di una periferia difficile come Tor Bella Monaca, proponendo agli studenti dei “viaggi culturali” che vanno dai classici latini al cinema contemporaneo.

Attraverso le arti e la letteratura si può espandere il confine della conoscenza, ma anche toccare le coscienze e preparare un terreno fertile al confronto e alla crescita sana degli uomini e delle donne del futuro.

Le rivoluzioni si fanno anche attraverso la parola e il linguaggio:

«Attraverso il linguaggio noi donne abbiamo introiettato lo sguardo maschile. Occorre riconoscere che c’è una lingua che noi donne possiamo parlare e che però non abbiamo mai parlato, perché abbiamo sempre studiato e imparato la lingua degli uomini»

Camilla Di Pasquali – Medical Director & Founder BTX Bar

Camilla Di Pasquali ha riportato la discussione alla sua missione di chirurga plastica e medical director del BTX Bar: usare la cura di sé come forma di empowerment, mai come strumento di omologazione.

«Il pregiudizio regna sovrano anche nel mondo della medicina e della chirurgia. È un lavoro manuale, si fa con le mani, quindi una donna non lo sa fare. Ribaltare questi ed altri pregiudizi è il lavoro che facciamo anche al BTX Bar: vogliamo rovesciare lo stigma e far capire che la medicina estetica non è quella che ci hanno raccontato, quella degli eccessi. Il nostro messaggio è che vai bene come sei, da noi puoi venire esattamente come sei (in drag, cis o non binary). Il nostro compito è valorizzare quello che sei. Non quello che vorresti essere perché te l’hanno imposto»

Io rompo: episodio manifesto del BTX Bar

Questo quarto episodio del BTX Cafè ribadisce il suo valore di manifesto culturale per il BTX Bar. Rompendo il silenzio, attraverso una narrazione corale e il più possibile inclusiva, vuole rompere le narrazioni stereotipata della violenza di genere ma anche della bellezza.

BTX Bar conferma così il suo ruolo di laboratorio culturale contemporaneo, dove estetica e impegno sociale si incontrano, dando vita a conversazioni capaci di generare impatto reale nella comunità.