Una nuova linea Beauty lanciata dall’ennesima star hollywoodiana non sarebbe una grossa novità, se non fosse che l’attrice di Pretty little liars Shay Mitchell pochi giorni fa ha messo sul mercato Rini, una linea di skincare per bambini dai 3 ai 12 anni.
Il brand per ora si allinea al trend coreano delle sheet mask (le maschere monouso), cotone 100%, con ingredienti iper idratanti e lenitivi, adatti anche alle pelli delicate dei bambini.Il packaging, giocoso e immediatamente riconoscibile, richiama faccine di animali e un immaginario da asilo nido. La linea non si limita alle maschere: include già i primi prodotti make-up “kids friendly” e detergenti corpo, con numerosi nuovi lanci in arrivo – come anticipato da Shay Mitchell. Il filo conduttore dichiarato è chiaro: formule dolci, prive di ingredienti aggressivi o irritanti, pensate per rassicurare i genitori e trasformare la skincare in un rituale familiare e, soprattutto, commerciale.
La disapprovazione social
Prendete il fiorente mercato Beauty, metteteci dentro concetti come “salute” e “benessere”, con aggiunta di abbondante “skincare coreana”, mescolate il tutto con il potente trigger “bambini”. Sembra la ricetta di una bomba di marketing. Ma per ora Rini ha raccolto solo una esplosione di critiche.
Rini (parola colloquiale coreana che significa “bambini”) – secondo le parole della sua founder Ray Mitchell – è ispirata dal desiderio delle sue figlie di “fare ‘quello che fa la mamma’ con le sue maschere per il viso” ed è “pensata per ispirare curiosità e sicurezza, promuovendo al contempo sane abitudini fin dalla tenera età“.
Altro disclaimer “Rini non riguarda la bellezza, ma la cura di sé. Insegna ai nostri figli che prendersi cura di sé stessi può essere divertente, delicato e sicuro”.
Tuttavia, a parte pochi commenti entusiastici, il pubblico social stavolta non si è “bevuto” la solfa della mamma imprenditrice che pensa al “bene” delle proprie figlie impacchettando k-beauty in un immaginario tutto panda e unicorni.
Molti utenti hanno paragonato questa trovata a un episodio di Black Mirror. La mamma influencer @just_chill_mama ha scritto semplicemente “Inorridita” sotto il post.
Un altro commentatore ha scritto: “Perché mai un bambino dovrebbe aver bisogno di prendersi cura di sé? E poi questi prodotti non hanno alcun effetto, quindi in pratica si fa pagare ai genitori un prodotto che non serve a nulla. Il messaggio che viene trasmesso alle bambine è che non dovrebbero invecchiare e che dovrebbero sembrare di non avere mai più di 8 anni. Questo è assolutamente sbagliato e dannoso per le bambine“. O ancora “Solo perché vogliono “fare quello che fa la mamma” non significa che dovrebbero”.
C’è anche chi si focalizza sul fatto che nella campagna pubblicitaria vengano rappresentate esclusivamente bambine, escludendo il pubblico maschile.
La sezione commenti, dopo giorni, è sempre aperta. A dimostrazione che il motto di Dorian Gray “Nel bene o nel male purchè se ne parli” è anche la prima regola del marketing e dello show-business. Ma, scorrendo, si vedono quasi esclusivamente commenti negativi. Tanto che un utente ha scritto: “La sezione commenti mi ha restituito fiducia nell’umanità“.
Age Anxiety: la mamma sa sempre cosa è meglio per suo figlio?
A parte Shay Mitchell e i co-founder di questo brand, sembrerebbe di sì. Già l’anno scorso il web era insorto contro il fenomeno dei “Sephora Kids”: bambini e preadolescenti tra gli 8 e i 12 anni, che acquistano e utilizzano prodotti di skincare pensati per adulti, copiando la logica multistep della K-beauty coreana, diventata celebre per l’obiettivo della glass skin, cioè una pelle dall’aspetto liscio, levigato e quasi trasparente.
La stessa Kim Kardashan ha un profilo Tik Tok condiviso con la figlia North West di 11 anni – con il disclaimer “managed by an adult” – e sul quale già nel febbraio 2023 era stato pubblicato un video in cui la bambina mostrava la sua routine di cura della pelle e trucco ai suoi 19 milioni di follower.
Il problema è che molti di questi giovanissimi utilizzano senza controllo prodotti che contengono ingredienti attivi formulati per pelli mature, come:
- AHA (alfa-idrossiacidi) e BHA (beta-idrossiacidi): acidi esfolianti che rimuovono lo strato superficiale della pelle, utili negli adulti ma troppo irritanti per la pelle infantile.
- Vitamina A e suoi derivati (retinoidi/retinolo): potenti stimolatori del rinnovamento cellulare, efficaci contro rughe e acne, ma inadeguati per un bambino.
- Vitamina C ad alta concentrazione: antiossidante molto attivo, può risultare sensibilizzante e provocare reazioni cutanee.
Bambini e preadolescenti, spinti da tutorial sui social, da influencer o dal desiderio di “giocare ai grandi”, provano anche miscele fai da te (ad esempio combinando acidi o sieri diversi senza criterio), con l’idea di ottenere una pelle perfetta.
Questo può provocare danni reali alla barriera cutanea, con conseguenze dermatologiche come: arrossamenti persistenti e pelle che brucia, irritazioni e prurito, eruzioni cutanee, allergie da contatto, dermatiti e sensibilizzazione della pelle nel lungo periodo. In alcuni casi, i dermatologi segnalano addirittura cicatrici o iperpigmentazioni post-infiammatorie.
Ai danni tangibili, si aggiungono quelli psicologici: l’age-anxiety, l’ansia di invecchiare (come per Dorian Gray, il personaggio dell’omonimo romanzo ossessionato dall’idea di invecchiare), che già spinge gli adulti a condotte estreme, viene traslata ai giovanissimi, con una presenza incontrollata di “teen beauty influencer” che propongono ai loro coetanei tutorial sulla “perfetta” beauty-routine anti-invecchiamento.
Rini: il parere dei medici statunitensi
Rini sembrerebbe nata per smarcare le critiche sugli ingredienti, proponendo una linea cosmetica “pensata” per i bambini, ma ha sollevato l’allarme anche da parte degli esperti.
Le critiche principali, da parte dei dermatologi statunitensi che hanno analizzato i componenti della linea di skincare per bambini, riguardano il rischio che questi prodotti beauty commercializzati come “delicati” introducano in realtà un eccesso di ingredienti non necessari, potenzialmente in grado di danneggiare la barriera cutanea dei bambini, favorendo irritazioni e allergie a lungo termine.
Sul New York Post la dermatologa Sandy Skotnicki, autrice di “Beyond Soap” e co-conduttrice del podcast ” Skin to It “, ha sollevato dei dubbi dopo aver esaminato l’elenco degli ingredienti:
- La pelle dei bambini è biologicamente diversa: tra i 3 e i 5 anni è più sottile, più permeabile e meno protetta rispetto a quella degli adolescenti e degli adulti, quindi più vulnerabile agli agenti esterni.
- Rischio di sovraccarico chimico: secondo la dermatologa statunitense, l’INCI esaminato conterrebbe circa 68 ingredienti, un numero considerato eccessivo per una pelle in fase di sviluppo.
- Possibile compromissione della barriera cutanea: la pelle dei bambini ha il compito di trattenere l’umidità e respingere gli irritanti; l’uso di troppi ingredienti può degradarne la funzione di protezione, aprendo la strada a irritazioni e sensibilizzazioni.
- Aumento dei rischi dermatologici: Skotnicki segnala la crescente comparsa nei bambini di allergie da contatto permanenti, arrossamenti, bruciore, prurito, sfoghi cutanei e sensibilità croniche, attribuibili alle skincare complesse e non necessarie.
- Non adatta alla giovane età: la dermatologa definisce la formula “non adatta alla pelle giovane” proprio per la quantità e la varietà degli ingredienti, non giustificabile in una routine infantile.
Skincare infantile: le raccomandazioni dei medici del BTX Bar
D’accordo con queste indicazioni è anche secondo la Dott.ssa Camilla Di Pasquali, medical founder di BTX Bar. La cura della pelle infantile dovrebbe restare minima, protettiva e non orientata alla performance estetica.
Per una corretta cura della pelle in età prescolare consiglia:
- Sì a detergenti delicati e senza profumo, per ridurre rischio di allergie e dermatiti.
- Nei periodi freddi, usare creme barriera o lenitive sulle zone più esposte per evitare danni da gelo e vento.
- In estate, utilizzare una protezione solare adeguata, unico vero prodotto “indispensabile” insieme al detergente.
- La pelle infantile produce sebo in modo fisiologicamente equilibrato, dunque una “skincare” dovrebbe limitarsi a mantenere l’equilibrio cutaneo senza introdurre attivi complessi o superflui.
- No a prodotti ricchi di ingredienti, profumazioni o attivi esfolianti (AHA, BHA, retinoidi, vitamina C ad alta concentrazione)
Concludendo, la pelle di un bambino è naturalmente “progettata” per restare morbida e ben idratata: il film idrolipidico, ancora integro e ricco, svolge già una funzione protettiva molto efficace. Per questo, salvo indicazioni dermatologiche, non ha bisogno di routine elaborate né di attivi cosmetici pensati per problemi tipici dell’età adulta. A volte, il miglior gesto di cura è semplicemente non interferire con i processi naturali.
“Giocare a fare gli adulti”, per molti adulti di oggi, è stato il primo gesto di trasgressione: mettere il rossetto di nascosto, rubare la trousse di mamma, indossare scarpe con tacchi troppo grandi. Era un gioco, appunto, un modo per esplorare i confini dell’età adulta senza doverli davvero abitare.
Oggi, però, il rischio è diverso: non si tratta più solo di imitare, ma di chiedere ai bambini di seguire realmente le stesse routine e gli stessi rituali estetici dei grandi. E mentre il gioco fa crescere, la pressione ad adeguarsi può danneggi proprio a ciò che dovrebbe essere protetto: l’infanzia, con i suoi tempi, la sua pelle e la sua bellezza che non ha bisogno di filtri.


